Eni non abbandona la Sardegna e investe nella Chimica: Polimeri Europa, 100 milioni per Porto Torres

Intervista a Alberto Maria Alberti, Amministratore Delegato Polimeri Europa (Eni): (sintesi)

D. Polimeri Europa investirà 100 milioni di euro negli impianti di Porto Torres. Tale investimento può davvero rappresentare un segnale con cui affermare che la chimica in Sardegna può ritrovare, come in passato, una collocazione primaria?

R: Il piano globale di Polimeri Europa negli impianti europei è pari a circa 800 milioni di euro. Destinare 100 milioni su Porto Torres non è una cosa da poco. E oltre ai cento su Porto Torres, ce ne sono altri 30-40 su Sarroch. E’ un evidente segnale che Eni dalla Sardegna non scappa. Tali investimenti sono stati concordati nell’accordo con le Organizzazioni sindacali (Cgil esclusa, ndr) nell’ottobre 2009, nel quale Eni , nello specifico Polimeri Europa, si impegnava a intervenire, in un piano quadriennale, a investire 100 milioni di euro per ammodernare e dare una prospettiva allo stabilimento di Porto Torres. I primi interventi sono già stati realizzati, in particolare negli impianti degli Aromatici, ed entro il mese di giugno pianificheremo gli interventi per ammodernare i forni del Cracking, così come abbiamo già programmato degli investimenti importanti sulla strumentazione. Ci occuperemo, inoltre, della centrale elettrica: è già in corso l’intervento alle caldaie e al tubo alternatore, per migliorare l’efficienza energetica. Per Cumene e Fenolo, invece, non sussistono le condizioni economiche per il riavvio della filiera. Gli impianti, già bonificati, sono fermi da tempo. Abbiamo dei lavoratori turnisti che, di conseguenza, da tempo non hanno nulla di cui occuparsi. In altri impianti, come ad esempio al Cracking, abbiamo invece delle carenze per la copertura dei turni che a oggi non sono un problema particolarmente significativo, ma che lo diventeranno con l’estate, quando dobbiamo garantire le ferie ai lavoratori. Abbiamo, pertanto, richiesto che i turnisti attualmente senza occupazione inizino la fase di addestramento, con l’obiettivo di sostituire i turnisti in ferie al Cracking.

D: Ma tenere in piedi lo stabilimento di Porto Torres senza Cumene e Fenolo in marcia, ha un senso, anche dal punto di vista economico?

R: Lo stabilimento, attualmente in marcia al 60-70% del carico, non registra sofferenze. La situazione era già chiara nell’ottobre scorso, quando firmammo l’accordo con i sindacati: Polimeri ha la necessità di mettere in stand by i due impianti, Cumene e Fenolo, non si tratta di fermate definitive. Il motivo è semplice: nell’ambito della produzione del Fenolo viene anche prodotto l’Acetone, che non ha mercato. Il Cumene non è un prodotto strategico, viene utilizzato semplicemente per produrre Fenolo; è pur vero che registra qualche debolissimo segnale di ripresa, ma il problema è l’Acetone: non ha mercato, e ciò fa venir meno la strategicità dell’intera filiera. Bisogna, inoltre considerare che Porto Torres ha dei costi di logistica che altri stabilimenti più integrati non hanno, la materia prima ha costi più elevati e, non ultimo, i prodotti non sono utilizzabili in Sardegna. I costi di uscita dallo stabilimento sono importanti, e sono da sempre il vero problema, perché la filiera non ha possibilità di chiudersi. Come dire, il problema dell’isola è l’isola stessa, in quanto il mercato dei prodotti finiti non è in Sardegna. Tale ragionamento è valido anche a Ottana: il vero problema è l’uscita dei prodotti dalla Sardegna verso l’Italia, la Spagna o altre destinazioni. Non dimentichiamo, poi, che la crisi economica ha colpito in modo violentissimo. Con il Fenolo si fanno non solo solventi, ma anche materie plastiche, non prodotte da Polimeri, che hanno subito dei notevoli tracolli del mercato, pari al 30-40% su base europea, nonostante che tali prodotti non abbiano ancora subìto la concorrenza dei produttori mediorientali.