«Salviamo la chimica sarda»
«La chimica deve restare una priorità per l’Italia e per la Sardegna». All’indomani dell’intervista del presidente della Syndial Leonardo Bellodi sull’Unione Sarda, i sindacati concordano con il gruppo Eni sulla necessità di non abbandonare il comparto, che anzi andrebbe potenziato e ridisegnato, ma non sono d’accordo sul metodo. Le sigle chiedono al Governo una politica chiara sulla chimica pur poter indirizzare gli investimenti e soprattutto una rimodulazione del settore, con lo sviluppo della cosiddetta chimica leggera e del ramo farmaceutico.
NECESSITA’. «Il progetto che prevede di ridimensionare la chimica, se non di farla sparire, è una vecchia storia che l’Eni sostiene, con la scusa della poca competitività dell’Italia», spiega Mario Crò segretario regionale della Uilcem. «Ma il vero problema è che il Governo, questo e il precedente, non ha un progetto industriale per il Paese, non ha deciso su quale settore puntare». Da quando è iniziata la fase di dimagrimento del settore «avviata dall’Eni a favore di gas ed energia», l’esecutivo non è mai intervenuto come avrebbe dovuto. Non bastano quindi gli investimenti annunciati da Bellodi. «Se non si sa come indirizzare la spesa, è inutile. Serve un piano di lungo periodo, per almeno 25 anni, con le linee industriali da seguire», dice Crò. «Se il mercato non sarà valorizzato, diminuirà la produzione e di conseguenza anche la qualità.»
COMPETITIVITA’. Sulla stessa linea il segretario regionale della Cisl, Giovanni Matta, secondo cui non è vero che in Italia ci sono troppi impianti chimici, come sostiene Bellodi. «Il nostro è un Paese a carattere industriale, tra i primi 5 del mondo, e il secondo in Europa, ma la produzione dei nostri impianti, a regime, non è in grado di soddisfare le esigenze del Paese». Per Matta il problema deriva dall’aver cancellato il ruolo della chimica in Italia, problema da ricondurre al sistema delle partecipazioni statali», dice. «E’ un peccato che nell’Isola l’accordo di programma del 2003 non sia diventato un piano di azione politica utile per il rilancio del settore».
FUTURO. Le possibilità per consolidare il comparto ci sono tutte «e non solo nella chimica pesante», aggiunge Matta. «C’è la possibilità di potenziare e introdurre nuove attività produttive anche nella chimica fine, come i prodotti più delicati, ad esempio i componenti per l’auto, e nella farmaceutica». Punto su cui insiste anche il segretario della Cgil sarda, Enzo Costa: «Il settore deve valorizzare le lavorazioni che hanno più valore aggiunto e non fossilizzarsi solo sulla chimica di base. Questo lo chiediamo da un ventennio, ma non ci hanno mai ascoltato. La scelta di produrre questa chimica non è stata decisa da noi, ma imposta dall’alto».
LAVORO. Infine le garanzie date dal presidente della Syndial sul futuro occupazionale non rassicurano i sindacati. «Le decisioni industriali non avranno un impatto particolare sugli attuali livelli occupazionali», aveva dotto Bellodi. Per Mario Crò però, «i livelli non possono rimanere gli stessi: magari i lavoratori non vengono licenziati ma accompagnati alla pensione o messi in cassa integrazione. Intanto si limita la produzione fino alla chiusura». In Sardegna comunque esistono delle professionalità «che vanno utilizzate», aggiunge Costa. «Anzi, si può ripartire da queste per realizzare un’industria capace di stare sul mercato. Per farlo occorre un piano industriale per capire dove vogliamo andare. Un piano con cui lo Stato diffonda la chimica - come hanno fatto altri Governi europei».
Annalisa Bernardini