Bersani: è in gioco la chimica italiana
ASINARA. Pierluigi Bersani sbarca all’Asinara e resta incantato: «Uno dei posti più belli del mondo. Un paradiso». Vero, ma non per tutti. Perché questa è anche l’Isola dei Cassintegrati, se non l’inferno, il limbo degli operai Vinyls giunti al duecentosessantottesimo giorno di auto reclusione nelle celle del carcere che fu, per decenni, residenza coatta della peggior criminalità nazionale, dai terroristi ai mafiosi e ai camorristi. Il segretario del Pd non ha dubbi: «Siete diventati il simbolo dell’Italia che resiste allo smantellamento del nostro sistema industriale». Non se la sente di assicurare la soluzione della vertenza ma giura che farà tutto il possibile perché i lavoratori possano rientrare nella loro fabbrica: «Da domani mattina richiamerò il Governo alle proprie responsabilità».
L’ARRIVO. Quando giunge a Cala d’Oliva i cassintegrati lo accolgono con cortese determinazione, mettendo da parte i convenevoli e mirando subito al cuore del problema. «Non vogliamo passare il Natale qui. Siamo stanchi, vorremmo andarcene ma lo faremo solo quando avremo la certezza di rientrare a lavoro. La politica, il Pd in questo caso, deve prendere un impegno forte per sostenere la nostra battaglia», mette subito in chiaro Antonio Salaris. Accanto a lui la fidanzata. Avevano programmato le nozze ma le hanno rinviate vista la totale incertezza sul reddito futuro. «Bisogna fare i conti soprattutto con l’Eni che sembra opporsi a ogni possibile rilancio», taglia corto Salaris.
Bersani non divaga, non cerca di vendere quel che non ha. Resta sul concreto e condivide la visione degli operai. «Adesso ci sono le offerte. Una sembra l’unica da prendere in considerazione. Bisogna valutarla bene e in tempi strettissimi». Il riferimento è alla proposta di acquisto di tutti e tre gli stabilimenti (Porto Torres, Ravenna e Porto Marghera) avanzata da un fondo svizzero. Il ministero dello Sviluppo economico l’ha rimandata ai commissari perché chiariscano quale gruppo industriale sta dietro alla società elvetica. «Devono fare alla svelta – osserva il segretario – vedere in pochi giorni se c’è qualcosa di serio sul piano finanziario e industriale per poi aprire subito il tavolo e definire l’accordo. Chiaro che l’Eni deve mettersi a disposizione per mantenere gli impegni presi con la firma dell’accordo di programma per la chimica».
L’ENI. Non è un dettaglio, perché il Cane a sei zampe fornisce le materie prime e i servizi. Bersani sa bene quanto può condizionare in un senso o nell’altro, far concludere o no la vendita. «Se non si riesce a trovare un acquirente, allora dovrà essere l’Eni a garantire la ripresa produttiva. Qui si gioca il destino di tutta la chimica italiana cui il Paese non può rinunciare. Bisogna arrivare a una soluzione che garantisca l’intero ciclo produttivo. Non vanno bene proposte di spezzatino». Su un punto Bersani insiste più volte. «Se la proposta è seria o no il Governo non ha bisogno di farselo dire dall’Eni. Ha tutti gli strumenti per verificare direttamente». Osservazione particolarmente apprezzata dai cassintegrati convinti che in passato l’Eni abbia più volte agito per scoraggiare i possibili acquirenti così da poter andare avanti nello smantellamento della chimica, lasciarsela alle spalle e dedicarsi solo all’energia con cui fa utili da capogiro. Bersani non si sbilancia su questa lettura. «Non ho idea di cosa abbia in testa l’Eni ma so che il Governo è il suo azionista e ha il potere per imporre una linea di comportamento».
CGIL. Massimiliano Muretti, segretario provinciale della Cgil chimici, propone una contromossa a eventuali tattiche dilatorie. «L’Eni non può limitarsi a dire non va bene questo o quel particolare di una proposta. Deve contribuire alla soluzione dei problemi, altrimenti, con la scusa di cercare la perfezione non si arriva mai a nulla». Bersani approva e rilancia. «Dico quel che ho detto quando si è aperto il caso Termine Imerese: la Fiat deve stare lì fino a quando non si trova un’alternativa convincente. Questo vale per la Fiat come per l’Eni. Non possiamo mica dire sbaracchiamo la chimica italiana perché gli svizzeri hanno qualche difettuccio».
L’INCONTRO. Il faccia a faccia tra il segretario del Pd e i lavoratori va avanti per un bel po’ attorno a un tavolo piazzato al centro del cortile dell’ex direzione. Gli operai pongono l’accento sui tempi ormai stringenti dato che il 25 scade la cassa integrazione e bisognerà rinnovarla. Dal primo dicembre, inoltre, c’è il rischio che i commissari si ritrovino con le casse vuote e non siano più in grado di pagare i dipendenti impegnati, a turno, a tenere in sicurezza gli impianti. Altra questione aperta, il destino del personale delle imprese esterne in liquidazione. «Non abbiamo più una lira per sfamare i nostri figli», dice uno di loro. Bersani ascolta e conferma il suo unico impegno possibile: «Faremo tutta la pressione necessaria sul ministro Romani e su tutto il Governo».
DELEGAZIONE. Nella sua visita all’Asinara, il leader Pd è accompagnato dal segretario in Sardegna Silvio Lai, dal capo gruppo in Consiglio regionale Mario Bruno. Con loro anche il senatore Antonello Cabras, il sindaco di Sassari Pierfranco Ganau e l’ex presidente dell’assemblea sarda Giacomo Spissu. Da Porto Torres arriva l’ex primo cittadino Luciano Mura mentre non fa parte della comitiva l’attuale sindaco Beniamino Scarpa ormai fuori dal partito. Al seguito una folta pattuglia di giornalisti e operatori televisivi.
IN TRENINO. Brevissima traversata da Stintino a Fornelli e poi a Cala d’Oliva con il trenino per i turisti. Mentre il piccolo convoglio percorre il tragitto, Bersani ascolta i compagni di partito, segue la conversazione ma butta gli occhi di qua e di là per cogliere quel che può di questo luogo incantato. Non è mai stato all’Asinara e stupisce («Ma guarda che roba») quando i finestrini incrociano la spiaggia di Sant’Andrea, piccola perla a protezione totale dove non si può andare neppure a piedi. Silvio Lai fa un po’ da guida turistica. Poi l’arrivo dei cassintegrati, lungo confronto e pranzo lampo con menù spartano: pasta al sugo, formaggio e salsiccia. Il segretario apprezza e va via tra baci e abbracci. Da domani i naufraghi della Vinyls gli chiederanno conto degli impegni presi. Dopo le parole attendono i fatti.
Stefano Lenza