Berlusconi agli operai: «Mi impegnerò anch’io per salvare la Vinyls»
SASSARI. Giornata storica, ieri, per gli operai della Vinyls che dall'isola dei cassintegrati sono approdati a Palazzo Chigi, Scortata dal senatore Beppe Pisanu, presidente della Commissione antimafia, una delegazione di dieci dei reclusi all'Asinara ha incontrato per 45 minuti il premier Berlusconi. Sul tavolo l'incognita per il futuro di 120 posti di lavoro e degli impianti chimici di Porto Torres. Un incontro senza promesse ma che, come ha sottolineato uno degli operai. Pietro Marongiu, «ha fatto riaccendere la speranza senza creare illusioni».
Tant'è che mentre i rappresentanti sindacali insistevano sulla necessità di sollecitare l'Eni «per far ripartire il ciclo completo delle lavorazioni», il capo del governo, riferendosi all'ad della società ha sottolineato «sapete bene che Scaroni, in quell'orecchio, non sente!» aggiungendo subito dopo che ci sarebbe «un'offerta qualificata per gli impianti». Notizia che non ha assolutamente scosso gli operai. «E non poteva essere diversamente – ha commentato Massimiliano Muretti delegato della Cgil - non è stato dichiarato ufficialmente, ma l'offerta è quella della società Dioki interessata solo alla linea del Pvc». Muretti ha esposto con tale chiarezza il quadro della chimica di Porto Torres e la crisi del territorio che Berlusconi non ha trattenuto un «mi sembra pronto per una candidatura...», apprezzando l'intervento con una boutade che, forse, i suoi interlocutori attendevano, e la scelta mediatica della protesta aggiungendo «ora devo avere tempo per ragionarci sopra, penso che sia necessario in ogni caso aprire un tavolo sulla chimica nazionale».
«Ritengo solo di aver chiesto il massimo e quanto è giusto - ha detto Massimiliano Muretti dopo l'incontro - perché siamo certi che esistano le possibilità per rimettere in moto il ciclo clorosoda». A rafforzare la speranza se non la certezza che la vertenza troverà una soluzione positiva, per i cassintegrati è l'impegno confermato dal senatore Pisanu nell'affiancare la battaglia, che ieri ha dichiarato: «Il presidente del consiglio e i suoi collaboratori stanno prestando massima attenzione all'offerta di una società e l'Eni troverà un modo appropriato di affrontare il problema».
Non è un politico che vende la pelle dell'orso prima di abbatterlo - ha commentato Pietro Marongiu - aveva promesso di farci incontrare con il capo del governo e in 15 giorni l'ha fatto, Berlusconi ci ha dedicato un tempo lunghissimo rispetto alla prassi e ha ascoltato dieci di noi, già questo, è un dato apprezzabilissimo». «Essere stati ricevuti - aggiunge Piergianni Rais dell'Ugl è un segnale importante, ci aspettiamo che il 22 ottobre, alla scadenza del bando internazionale di vendita, si possa individuare un valido acquirente proseguendo il dialogo con tutte le parti». Di certo fino a quella data gli operai manterranno stretto il contato con Beppe Pisanu. «Lui sa bene - dice Marongiu - quale sia l'importanza e il valore della chimica per il territorio. Anche nel caso in cui partisse il piano di risanamento delle aree dismesse gli impianti dovranno rimanere in funzione per lavorare quanto dagli Anni Sessanta in poi è finito sotto terra. E infatti Pisanu non parla di una nostra ricollocazione». «Sia chiaro - aggiunge Muretti - che ambiente e chimica possono convivere se vengono rispettate le norme rigidissime sull'inquinamento. Del resto l'Asinara ne è un esempio: è intatta nonostante 50 anni fa non esistessero le norme di tutela in vigore oggi». E a chi sostiene che la chimica ormai è una faccenda che riguarderà solo il terzo mondo.
Gli operai rispondono a muso duro «finché lavoreremo noi i derivati del petrolio la gente non correrà rischi, dalle industrie italiane escono prodotti non tossici, il nostro Pvc, quello che si trasforma in bottiglie, o nei biberon dei bambini, o in occhiali non saranno mai nocivi perché la linea di produzione è super controllata. Dovremmo augurarci che queste industrie non finiscano mai nel terzo mondo, altroché smantellarle». Solo sul fronte del Pvc la domanda nazionale è doppia rispetto alla produzione. «Ma per carità - dicono i lavoratori - rifiutiamo la vendita spezzatino degli impianti, Vinyls non si smembra».