Perché gli impianti non marciano

La società britannica Ineos, leader europeo nella produzione di PVC, nel 2008 ha deciso di fermare le attività produttive in Italia, chiudendo la propria controllata Ineos Vinyls Italia Spa. Dal giugno 2009 tale società è in amministrazione straordinaria, con l’obiettivo di evitare il fallimento, dopo essere stata rilevata come Vinyls Italia dal gruppo Safi, la cui gestione è durata solo un mese.

Eni, nonostante vanti crediti nei confronti di Vinyls Italia per oltre 100 milioni di euro, si è sempre resa disponibile al confronto con i Commissari straordinari e, in seguito, con la società del Qatar Ramco che aveva manifestato interesse a rilevare l’impianto.

Eni non ha possibilità di riavviare gli impianti Vinyls, non ha alcun titolo per farlo. Può solo agevolare coloro i quali sono titolati a farlo, e ciò è già avvenuto il 12 novembre 2009 con la sottoscrizione dell’accordo con i tre Commissari  e il 12 gennaio 2010 tramite uno specifico accordo per la fornitura di materie prime sottoscritto con Ramco. Eni, infatti, ha esteso a Ramco, su loro richiesta, le condizioni per la fornitura di materie prime (dicloroetano ed etilene), già accordate ai Commissari il 12 novembre 2009, e si è inoltre resa disponibile alla cessione degli asset funzionali e necessari all’integrazione del ciclo cloro-cvm-pvc.

Il ritiro di Ramco, annunciato il 12 maggio scorso, risulta del tutto inaspettato considerato che nell’incontro avvenuto il 5 maggio 2010 al Ministero dello Sviluppo Economico sono stati confermati gli accordi, a iniziare da quanto stabilito dal Protocollo di Intesa su Porto Marghera del 14/12/2006, e si è concluso con una condivisa dichiarazione di soddisfazione.